Bollino verde in condominio
Una pioggia di comunicazioni degli amministratori sta sommergendo i condomini. Vi si afferma che dal 1° luglio i proprietari di casa, in caso di compravendite, sono costretti a fornirsi dell'attestato di certificazione energetica dei loro appartamenti. Dal momento che – a determinate condizioni, come si vedrà – le norme consentono di predisporre una certificazione energetica unica per tutto l'edificio, è meglio darsi da fare subito, per risparmiare. Laddove è possibile, una sola certificazione costa meno di 20 o 30 singole. In effetti, le Linee guida del Dlgs 192/2005 – appena entrate in vigore (decreto 26 giugno 2009 del ministro dello Sviluppo economico, pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 158 del 10 luglio 2009) e relative alle regioni che non hanno ancora adottato una loro normativa in materia – affermano che «per gli edifici residenziali la certificazione energetica riguarda il singolo appartamento». Ma è possibile, in generale, una certificazione comune per quelle unità immobiliari che presentano caratteristiche di rendimento energetico simili. Tre le strade descritte dalle Linee guida per la certificazione: a) con impianti termici autonomi o centralizzati con contabilizzazione del calore, occorre un certificato per ogni unità immobiliare; b) con impianti centralizzati privi di sistemi di regolazione e contabilizzazione del calore (ossia la grande maggioranza di quelli con la caldaia comune), la certificazione comune è possibile ripartendo l'indice di prestazione energetica dell'intero edificio in base alle tabelle millesimali per il riscaldamento; c) se, infine, ci sono appartamenti serviti da impianto centralizzato che tuttavia si diversificano dagli altri per l'installazione di sistemi di regolazione o per la realizzazione di interventi di risparmio energetico, ognuno dovrà fare il suo certificato. Ad ogni modo, anche nei condomini in cui sarà necessaria la certificazione alloggio per alloggio, continua a essere conveniente deciderla a livello di condominio. Questo perché, dopo tutto, i muri esterni che racchiudono gli appartamenti sono comuni e hanno identici indici di trasmittanza termica (cioè di "permeabilità" al freddo). Inoltre, anche il tetto è comune e spesso le finestre sono di identico tipo, così come le ha originariamente installate il costruttore. Quindi, anche quando vanno valutate caratteristiche specifiche del singolo appartamento, come il fatto che si trova all'ultimo o in posizione angolare e quindi è più esposto al freddo, l'analisi del rendimento energetico delle parti comuni – fatta tutti insieme – costituirà una buona base, da completare poi con le prestazioni degli appartamenti. Le Linee guida, nell'affermare che la certificazione comune deve riguardare unità immobiliari che «presentano caratteristiche di ripetibilità logistica e di esposizione», citano i piani intermedi, quelli che, essendo racchiusi dagli altri, godono del cosiddetto "furto di calore". Quindi, espressamente pretendono che gli alloggi in posizioni meno avvantaggiate abbiano una certificazione individuale. A chi conviene la certificazione energetica comune? Ovviamente, a chi intende vendere il proprio appartamento entro alcuni anni. Viceversa, sarà poco disponibile ad affrontare la spesa chi si ritiene sicuro di continuare ad abitare la casa ancora per molto tempo o (nelle regioni in cui è prevista la certificazione anche in caso di locazione, si veda l'articolo in basso) non intende affittarla a breve. Infatti la validità di un attestato si ferma ai dieci anni. Quali risparmi permette la certificazione comune? Secondo l'Associazione certificatori energetici, sarebbe in atto una corsa al ribasso delle tariffe, con offerte che vanno da 70-80 euro a certificazione di appartamento nei supercondomini, a 100 euro nei condomini di medie dimensioni, contro i 400 euro che sarebbero dovuti in media per una certificazione singola (cifre che risultano confermate in seguito a un giro di telefonate agli amministratori). Una certificazione condominiale seria dovrebbe invece "quotare" sui 300 euro ad appartamento, se la caldaia è centralizzata, e almeno 100 euro in più se l'impianto è singolo.
(Silvio Rezzonico,"Affari privati", Il Sole 24 Ore, 13 luglio 2009, p.23) |