« HOMEPAGE

Economia e mutui
Mutui, per l'Abi i tassi tornano ai livelli pre-crisi


Per i tassi sui mutui, il peggio sembra essere alle spalle. La diagnosi si ricava dall'ultimo bollettino dell'Abi presentato ieri all'esecutivo dei banchieri che si è tenuto a Milano. A dicembre, infatti, il tasso sui prestiti alle famiglie per l'acquisto di abitazioni è salito al 5,72% (5,66% a novembre) ed è tornato ai livelli di ottobre per l'aumento dei tassi interbancari. Ma fortunatamente, in gennaio l'Euribor è nuovamente sceso (per esempio l'Euribor a tre mesi alla fine della prima decade di gennaio risultava pari al 4,63% 21 punti base al di sotto di quanto registrato in media a dicembre). Così, sottolineano gli esperti dell'Abi, in gennaio «c'è una riconduzione dei tassi interbancari a livelli più vicini al periodo pre-crisi» e «le attese sono di ulteriori ribassi nei prossimi giorni». Se si considera il "grafico della febbre" dei tassi Euribor ( il prezzo al quale le banche commerciali europee si scambiano il denaro tra loro e che è correlato al tasso di rifinanziamento Bce, ora al 4%) a un mese, sei mesi e un anno, si nota, spiegano gli esperti dell'Abi, che «dopo la crisi di agosto-settembre, dovuta ai problemi del settore subprime negli Usa, e un massimo a inizio settembre, c'è stata una discesa fino a un minimo a novembre che rappresentava condizioni di quasi normalità». A dicembre è emersa, poi, «una nuova crisi significativa, dovuta essenzialmente al tasso a un mese e collegata al fabbisogno di finanziamento di fine anno». In questi giorni, «stiamo tornando ai livelli di metà novembre – dicono gli esperti – e i segnali dal mercato finanziario sono di una maggiore tranquillità. Con febbraio, questa tendenza dovrebbe consolidarsi e si dovrebbe tornare a condizioni più tranquille rispetto agli ultimi 5-6 mesi». Quindi, si può parlare di una «situazione più positiva» per quanto riguarda le condizioni generali del mercato finanziario. Tra gli aspetti positivi del mercato c'è anche la variazione della composizione fra le erogazioni a tasso fisso e variabile. È noto (e lo ricorda del resto il bollettino della Banca d'Italia appena pubblicato) che gli oneri sostenuti dalle famiglie per il servizio del debito (pagamento degli interessi e restituzione del capitale) sono aumentati e si sono portati al al 7,6% del reddito disponibile. Tra i motivi di questo incremento c'è il fatto che la componente a tasso variabile, rappresenta ancora tre quarti del totale, e risente quindi del significativo rialzo dei tassi interbancari registrato da agosto, in concomitanza con l'acuirsi della crisi del settore immobiliare statunitense. Ma secondo gli ultimi dati Abi, relativi al bimestre ottobre-novembre 2007, questa composizione sta cambiando: «Il 65% delle nuove erogazioni– spiegano gli economisti di Palazzo Altieri– è a tasso fisso e solo il restante 35% a tasso variabile». Della congiuntura del mercato degli impieghi alle famiglie e alle imprese discuteranno comunque, con ogni probabilità, i top manager delle grandi banche insieme al Direttorio della Banca d'Italia nell'ormai prossimo, periodico giro di tavolo. Il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, ha infatti convocato i banchieri a via Nazionale per il prossimo 13 febbraio.

(Commento tratto da "Finanza e Mercati", Il Sole 24 Ore del 17 gennaio 2008 pag. 37)